Eppure ci sei ancora.
Ci sei ancora nella certezza di poterti incontrare salendo le scale del tribunale, in un giorno d’udienza e magari di sentirti raccontare che qualcosa si è sbloccato e che hai ripreso a dipingere. Ci sei ancora in quei quattro romanzi chiusi in un cassetto, nell’attesa che trovassimo tempo per occuparci anche di quello.
Ci sei ancora nella convinzione che ci sei e ci sarai sempre, nella vita come sul lavoro, a darmi le parole confortanti e capaci di guidarmi al di là del poco tempo a disposizione. Ci sei anche qui, tra questi post, e nella voglia di colmare la nostra curiosità su una sconosciuta Venere di Botticelli. Avremmo trovato il tempo, prima o poi, di andare a Torino. Ne ero sicura.
Ci sei in tutte le mie foto, grazie all’incoraggiamento che mi hai sempre dato. Te lo dissi a settembre, in occasione dell’inaugurazione della mia prima mostra. Mi commosse vederti commosso e mi commosse il progetto di fare una mostra insieme, tra pittura e fotografia, per raccontare agli altri le storie che scovavamo per strada. Avremmo avuto il tempo anche per quello. Tu forse non ne eri più convinto. Ma io sì. Ero sempre io a dirti di non preoccuparti, che c’è tempo per tutto.
Ci sei anche adesso, presente oggi come non mai, malgrado la telefonata di questa mattina ad annunciarmi che ci avevano rubato il tempo.
E questo è un sogno che non riesco a interrompere, per darci ancora del tempo.
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Hanno passato il segno

Ronde, delazioni e schedature non sono roba da paese democratico e provo schifo per quel che sta avvenendo in Parlamento.

Aderisco quindi all’iniziativa di Giuseppe Civati (clicca qui, se vuoi aderire anche tu)

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Milano 10/01/09Sabato guardavo sfilare per Corso Buenos Aires, a migliaia di chilometri dalla loro terra, i loro occhietti seri. Nelle mani foto atroci di Gaza, nelle piccole bocche parole rancorose.
"Israele via via, Palestina terra mia!".
Non voglio cadere -come fanno in molti nel giudicare buoni e cattivi- nell’irrazionale tifo da stadio, ma ho pensato che il seme dell’odio con quell’attacco, è stato seminato anche nella generazione successiva.
Non ci sarà mai risarcimento possibile per le loro anime ferite da quelle bombe. Non ci sarà mai, per loro, vera pace.
E questo mi basta, per decidere oggi da che parte stare.
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Milano 11/11/08
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L'ennesima provocazione fascista

qui l’articolo
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Leggo qui la lettera del Sindaco di Varese, a proposito della vicenda di Anna, la giovane marocchina pestata da un gruppo di coetanee al grido di "marocchina di m…" nell’indifferenza generale dei passanti, e provo profonda delusione e sconcerto.
Non solo infatti la presa di posizione arriva dopo parecchi giorni di assordante silenzio da parte sua ma fa l’offeso e riduce il fatto ad un mero litigio per "ragioni di cuore" tra due ragazzine.
E pur accusando di strumentalizzazione chi s’è indignato per l’accaduto, prosegue contraddicendosi e strumentalizzando lui stesso la vicenda, dicendo che le posizioni di chi vede nel fatto fenomeni preoccupanti (peraltro in linea con quanto di grave sta accadendo in Italia in merito ai fenomeni di razzismo, bullismo e disorientamento dei giovani) sono solo per "gelosia", per il successo della Lega, forza politica che ha avuto sempre a cuore la democrazia e la libertà,"cosa che Veltroni non può dire con altrettanta sicurezza del suo passato comunista".
Potrei far presente al Sindaco che la parola "comunista" è un po’ demodè e non fa più paura a nessuno qui in Italia e che comunque io (come tanti in passato iscritti al PCI) non ho mai sostenuto o condiviso le idee antidemocratiche di Stalin o Mao. O fargli presente che tra i padri della nostra Carta Costituzionale, dalla Lega tanto disprezzata, ci sono anche i comunisti, i comunisti italiani, quelli che hanno contribuito a liberare l’Italia e a farne una democrazia.
Potrei anche ricordare al Sindaco i "democratici e distensivi" manifesti del suo parito politico ( qui qui qui alcuni esempi) o le dichiarazioni "coerenti democratiche e distensive" di alcuni esponenti del suo partito (qui qui e qui alcuni esempi) o ancora dei provvedimenti proposti e votati dai loro rappresentanti in Parlamento diretti a tutelare la democrazia ( qui la conta al 15/10/08 di Gianni Barbacetto; qui qualcosa sulla legge elettorale).
Ma vorrebbe dire scendere sul suo stesso piano e fare il suo gioco: distogliere l’attenzione sul vero problema.
In Italia e a Varese OGGI il razzismo esiste ed è un fenomeno preoccupante.
Basta guardarsi intorno e ascoltare ciò che la Lega (e da ultimo i rigurgiti neofascisti di alcuni gruppi), con i suoi messaggi, ha generato nel sentire della gente comune: il dilagare dell’ossessione per l’extracomunitario, dell’insicurezza come sentimento soggettivo e non oggetivo.
O basta provare a vedere che accade nell’incontrollato virtuale, connettendosi anche solo a Facebook e digitare nel motore interno di ricerca "rom", "zingari" "immigrati". Se ne vedranno delle belle. Ad esempio il gruppo "crociati anti islam", "+rum – rom", "secessione ora e subito", " in memoria di Joerg Heider", per citarne alcuni a cui hanno aderito consiglieri comunali del suo partito.
Quest’aria che si respira non è roba da sottovalutare. E mi aspetterei dal sindaco di una città, un intervento un po’ più attento e responsabile sull’evoluzione della società italiana e varesina, visto che lui rappresenta tutti i cittadini e non solo i leghisti.
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